La messa a fuoco dell'essenziale

Oggi voglio parlarvi di uno dei tanti oggetti acquistati per Michele e di quello che mi ha portato a scoprire.

In attesa del primo figlio non è stato semplice capire cosa è davvero utile e cosa è superfluo.

Se state ancora cercando di decidere cosa comprare, sappiate che quasi nulla è davvero essenziale. Fate le vostre liste e poi eliminate almeno metà delle cose che avete scritto. Quando pensate di aver finito, potete ancora dimezzare il vostro elenco. Se fate queste operazioni forse riuscirete ad avere solo pochi oggetti inutili in giro per casa. Se siete alla ricerca di un bel regalino per i vostri amici neogenitori non comprate oggetti seguendo consigli o pretendendo di darne voi (anche se avete otto figli, non è detto che ai vostri amici serva davvero quell'oggetto che a voi ha salvato la vita). Chiedete la loro lista e comprate da là, se la lista non c'è o non vi soddisfa nulla, offrite un massaggio in un centro vicinissimo a casa loro o un buono per un brunch accompagnato dalla vostra offerta sincera di fare da babysitter per un paio d'ore. Vi assicuro che avere del tempo a disposizione per sé stessi o per la coppia è decisamente meglio dell'ennesimo sonaglino Montessori o tutina con le orecchie. Se i bambini non vi piacciono o non ve la sentite di occuparvene, offrite ai vostri amici pasti caldi e buoni per qualche giorno 🍝. 

Meno giochi e più lasagne è uno slogan vincente, ve lo assicuro!

Ma torniamo a noi. Durante i primi tempi con Michele avevo molta ansia di non svegliarmi in tempo la notte, di non prenderlo bene in braccio, perché ancora mezza addormentata, o di non farlo attaccare correttamente per farlo poppare. Inoltre volevo poterlo osservare per controllare che andasse tutto bene senza svegliarlo (si lo so, ero un po' paranoica). Mi dava molto fastidio accendere la luce nel bel mezzo della notte, ma soprattutto dava fastidio a lui. Paradossalmente era meno fastidioso tenere la luce sempre accesa, anche se mi sono resa conto presto non fosse una soluzione sostenibile a lungo termine. Per questo abbiamo deciso di comprare una lucina per la notte che facesse abbastanza luce da permettere una media visione, ma concedesse anche un discreto riposo.

 Abbiamo trovato una lucina tanto carina a forma di stella, ricaricabile facilmente con presa micro-USB, che contemporaneamente misurava la temperatura della stanza, se troppo fredda la luce emessa sarebbe stata di colore blu, se troppo calda di colore rosso, infine con la temperatura ottimale tra i 18 °C e i 20 °C la luce sarebbe stata verde. Insomma perfetta! Così sembrava sulla carta. Arrivati a casa segnava 25 gradi (c'erano ancora gli ultimi tepori di Ottobre) quindi la lucina era di colore rosso, l'abbiamo preparata, ricaricata e finalmente accesa. Nessuna differenza! 👿Ma che diamine, a che serve una lucina per la notte che non illumina un bel niente?! Volevo restituirla al negozio, ma tra il covid, la pigrizia e la stanchezza da neomamma, insomma è rimasta con noi 😕.

Così i giorni passavano, le mie ansie diminuivano e l'inverno si avvicinava. Finalmente siamo riusciti ad ottenere la temperatura ottimale della stanza. Un'ansia di meno. La luce è diventata verde e come per magia, ci vedevo benissimo! 😮 Come può essere che semplicemente cambiando colore da rosso a verde ci sia questa enorme variazione di visibilità? 

Per prima cosa ho fatto un sondaggio (non posso dire che sia statisticamente attendibile, pochissime persone entravano in casa) per capire se era un problema solo dei miei occhi o una situazione più diffusa. Tutti gli "intervistati" effettivamente riuscivano a vedere molto meglio con la luce verde. So cosa state pensando, la soluzione del mistero è banale, colore diverso 👉 lampadina diversa 👉 luminosità diversa. Può essere (analizzeremo questa possibilità nelle prossime puntate😉), ma questa variazione ha suscitato grande curiosità in me e ho iniziato ad approfondire come funzionano i nostri occhi 👀.

Possiamo paragonare il nostro occhio ad una macchina fotografica 📷: c'è una lente che ha il compito di mettere a fuoco l'immagine che si chiama cristallino, una parete piena di elementi sensibili alla luce e ai colori detta retina, e infine il nostro iride, che oltre a identificare in modo unico ciascun essere umano (come le impronte digitali), ha l'importantissimo compito di fare da diaframma circolare e regolare quindi in modo ottimale la quantità di luce che entra nell'occhio. 

Sembra molto semplice ma il funzionamento dei nostri occhi è incredibilmente sofisticato. Il compito del cristallino è convogliare l'immagine sullo schermo (la retina). Possiamo immaginarlo come una lente biconvessa (fa la gobbetta da entrambe le parti). Come si vede dall'immagine dell'occhio qui sopra, la curvatura del cristallino nel lato interno è più marcata, o meglio è più convessa.  

I raggi incidenti convergono in un punto, il fuoco, situato nella parte opposta alla lente. Una lente di questo tipo viene detta convergente. Come vediamo nell'immagine sopra, la freccetta viene capovolta. Questa inversione avviene anche nel nostro occhio. Le immagini che arrivano sulla retina sono tutte a testa in giù. Per secoli ci siamo chiesti come e dove venisse raddrizzata la figura. L'inversione viene fatta nel nostro cervello. Sono stati prodotti degli occhiali che invertono l'immagine e sono stati realizzati dei test per capire se e dopo quanto tempo il nostro cervello si sarebbe adattato. Dopo una comprensibile fase iniziale disorientante, lentamente i soggetti si abituano alla nuova visione, fino ad arrivare al punto di non farci più caso. Trovate diversi video anche su youtube. Se siete curiosi di provare, potete comprarli e vedere in quanto tempo riuscite ad adattarvi. 

Anche le lenti di una normale fotocamera sono biconvesse, ma c'è una differenza sostanziale. Nell'obiettivo della macchina fotografica, le lenti possono muoversi (ad esempio avanti ed indietro) per modificare la distanza tra gli oggetti da inquadrare, la lente stessa e lo schermo fotografico così da ottenere la messa a fuoco ottimale. Nel nostro occhio il cristallino è fisso e si trova ad una precisa distanza dalla retina, non possiamo smontarci gli occhi o allungarli così da distanziare il cristallino e la retina. Quindi, per mettere a fuoco, il nostro occhio ha creato un metodo molto particolare. Esistono dei muscoli che si inseriscono tutto intorno al cristallino, che sono in grado di applicare su di esso una tensione tale da modificarne la curvatura. Ad esempio, se l'occhio mette a fuoco oggetti lontani, i muscoli sono rilassati e il cristallino assume una forma più appiattita. Quando invece l'occhio mette a fuoco un oggetto vicino, il cristallino assume una forma più tondeggiante.

Significa di fatto cambiare la lente, insomma per i nostri occhi è possibile decidere che immagine è meglio ottenere, come quando decidete di montare un teleobiettivo per perdervi nelle montagne lontane 🌄e un attimo dopo montate il vostro obiettivo macro per apprezzare le sfumature di un fiore🌺. 

Questo processo di cambio lente nel nostro occhio viene detto accomodazione ed è quasi istantaneo. Ovviamente esistono dei limiti alla nostra messa a fuoco, esiste una distanza minima e una massima.  La distanza massima è detta punto remoto. Per un occhio che non presenta difetti di visione dovuti a problemi di messa a fuoco coincide con l'infinito. L'occhio può però presentare delle anomalie. Ad esempio, in un occhio miope il punto focale si trova prima della retina e quindi l'immagine risulta non a fuoco, in un occhio ipermetrope al contrario il punto focale si trova oltre la retina, cioè fuori dall'occhio. La distanza minima, detta anche punto prossimo, dipende da quanto il cristallino riesce a curvarsi e cioè dalla capacità di accomodazione. Con l'avanzare dell'età questa tende a peggiorare. I bambini sono in grado di osservare oggetti a 10 cm dai loro occhi, un giovane adulto riesce a mettere a fuoco oggetti posti a 12-15 cm dall'occhio, intorno ai 40 anni il punto prossimo supera i 20-25 cm. Tra i 40 e i 50 anni un progressivo irrigidimento e sclerosi di alcune aree del cristallino rende difficile la modifica della curvatura. Diventa quindi impossibile vedere da vicino (ad esempio leggere) senza altri ausili, insorge cioè la presbiopia. Questa non è un difetto visivo, ma un vero e proprio invecchiamento fisiologico di qualsiasi occhio sano.

La retina è un tessuto che contiene le cellule sensibili alla luce (fotorecettori). Quando queste vengono stimolate, inviano tramite il nervo ottico impulsi nervosi al cervello. Nell'occhio umano esistono due tipi fondamentali di fotorecettori: i bastoncelli e i coni. I bastoncelli sono più sensibili alla luce, permettendo la visione anche in scarse condizioni di luminosità, ma permettono di capire solo se c'è luce oppure no, formando immagini sostanzialmente in bianco e nero. I coni risultano meno sensibili, pertanto non vengono stimolati a sufficienza a basse intensità luminose, ma permettono la visione a colori. Per anni si è creduto che questi fossero gli unici fotorecettori presenti nella retina, ma la ricerca non si ferma mai e ci sono sempre domande irrisolte. Ad esempio, tutti noi al buio  produciamo un ormone che aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia, la melatonina. Com'è possibile che in individui con coni e bastoncelli assenti o degenerati a tal punto da non riuscire a vedere era stata notata una corretta produzione di melatonina? In realtà, da più di trent'anni è stato dimostrato che esiste un'altra macrocategoria di fotorecettori negli occhi dei mammiferi che vengono chiamati ipRGCs o pRGC o ancora mRGCs, sigle un po' lunghe per indicare che si tratta di cellule sensibili alla luce. Sono questi che si occupano di alcune funzioni fondamentali come appunto la regolazione della produzione di melatonina o la contrazione delle pupille. Se volete approfondire le tipologie e le funzioni specifiche date un'occhiata qui.

Come al solito mi sono persa nel mio divagare. Torniamo al problema dei colori e della differenza tra luce rossa e luce verde. Noi riusciamo a percepire i colori grazie ai coni, ma come funzionano esattamente? Vediamo tutti allo stesso modo? 

Cercherò di analizzare queste domande con più calma nel prossimo post, ma voglio lasciarvi con un dubbio. Vi siete mai chiesti perché in un arcobaleno riusciamo a percepire alcuni colori e non altri? Se vi dicessi che, in realtà, non esistono oggetti rosa? 


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